SANTA SOFIA
Sofia, come si è detto, alienò tutti i suoi beni, scorgendo negli stessi un’insidia alla sua virtù e una consolazione dei poverelli ai quali distribuì tutte le sue ricchezze; e poi si ritirò a Roma per consacrarsi con le sue figliole al servizio degli eroici confessori della fede, essendone a quei giorni piene le prigioni. Tal condotta era come cercare il martirio; e la brama ardente di quelle anime generose non tardò di essere appagata. Denunziate come cristiane Sofia e le sue figlie, Fede, che conta 12 anni, Speranza 10 e Carità 8 o 9 anni, sono tratte davanti al tribunale dell’imperatore Adriano. Quando il tiranno si vide comparire davanti Sofia e le sue tre figliuole, che ben si potevano rassomigliare ad una bella rosa intorniata da tre vaghi gigli, restò meravigliato da tanta grazia, di cui splendea la loro modesta e pudica bellezza. E smessa l’abituale fierezza, con voce carezzevole richiede Sofia del suo nome, della sua patria. L’eroica donna intrepidamente risponde: Mi chiamo Sofia, ma io ho un nome anche più bello, ed è quello di cristiana. I miei antenati furono nobili, ricchi e potenti; ma io nobiltà e ricchezze non curo, ed aspiro unicamente ai beni del cielo. L’imperatore stupisce a tanto coraggio, e per indurla a sacrificare agli dei le fa mille lusinghiere promesse; comprendendo bene che, guadagnata la madre, avrebbe facilmente scosso la costanza delle tenere figliuole. Vedendola però ferma nella sua fede, fece brillare di luce ferale sotto gli occhi di lei tutti gli efferati supplizi, che seppe escogitare la viltà feroce del paganesimo. Ma Sofia mostrò tanta costanza che lungi da fare sperare una possibile apostasia, rivelata invece chiaramente in lei una santa impazienza di conseguire la palma del martirio. Adriano, aspettando dalla riflessione il ravvedimento, affidò madre e figlie alle malvagie arti di una nobile e perfida donna di nome Palladia, sperando che questa riuscisse a farle ricredere dalle cristiane follie. Ma Sofia, certa ormai del martirio, più non pensò che ad apparecchiar visi con le sue care figliuole; alle quali, perché fortemente sostenessero l’ardua prova, fece la seguente esortazione degna veramente di una madre cristiana: Mie carissime figliuole, dacché il Signore Iddio, per mio mezzo vi ha messo al mondo, ogni mia cura fu d’ispirarvi l’amore verso N.S. Gesù Cristo, del quale per la vostra verginità siete le spose predilette. Or questo Sposo Celeste vi chiama ad un aspro combattimento; e voi mostrategli la vostra fedeltà, che siete degne di lui. Il timore dei tormenti non fiacchi il vostro coraggio. La vostra giovinezza dovrebbe far temere; ma la grazia di Gesù Cristo è onnipotente e la crudeltà del tiranno, le sue minacce, i suoi tormenti non potranno farvi vacillare. Le ricchezze della terra, che voi disprezzate, la fuggevole vita, che state per sacrificare, i supplizi orrendi, che vi sono preparati, non sono da paragonarsi alle delizie ineffabili, che godrete eternamente in Paradiso. Con poco sangue, che spargerete, farete acquisto di un regno, che non avrà fine. Queste parole, pronunciate con ardore di fede da una madre santa, infusero nelle tre giovanette un coraggio, che farà stupire il tiranno e i secoli cristiani. Dopo tre giorni l’imperatore richiamò al suo cospetto Sofia e le figlie; ma vedendole irremovibili, fece prima imprimere alla madre sulla fronte il marchio dell’infamia, e poi denudata la fece fustigare. Fatta allontanare la madre, interrogò le giovani figliuole, ma esse restarono ferme nella fede. L’imperatore, decise che venissero punite secondo gli editti di proscrizione e di sangue. I giudici interrogarono separatamente le accusate, parendogli che, sole tra le torture, avrebbero finito per cedere all’imperatore. Cominciò con Fede, ma la giovine oppose una resistenza così forte, che la condannò alle torture. Al martirio dovettero assistere anche la madre, Sofia, e le sue sorelle. Le si strappano le vesti e viene crudelmente percossa dalle verghe. Ma lo Sposo Divini la protegge; Fede soffre intrepidamente il tormento ignominioso, di cui nessuna traccia resta nelle membra vaginali. Il tiranno ordina che la santa verginella venisse buttata tra le fiamme, e uscitane illesa, la fa gettare in una caldaia di liquefatto bitume. Ma Fede, tra le fiamme e nella pece bollente sorride e loda Iddio. Allora il giudice ordina che le venga mozzata la testa. Ella, prima di morire, rincuora le sorelle e ringrazia la madre per averla allevata nella fede di Cristo. Anche Speranza, viene denudata e colpita con nervi di bue; gittata tra le fiamme roventi ne esce illesa. Distesa sull’aculeo, i muscoli vengono lacerati e le ossa scoperte; ma del dolore, la verginella, motteggia il tiranno, perché non sa vincere la debolezza di una fanciulla sorretta solo dalla fede nel suo Dio cristiano. L’imperatore ordina che venga gettata nella caldaia di pece bollente, ma questa s’infrange e il liquido investe e uccide parecchi spettatori idolatri. Viene portata sulle spoglie della sorella morta, e anch’essa ne segue la tragica fine col taglio della testa. Resta Carità la piccolina di otto o nove anni. Ella non era meno delle sorelle. Resistette a varie torture e prim’ancora che la mandassero al rogo, vi si gettò di spontanea volontà. Ma Gesù Cristo la salva dalle fiamme, e il giudice la condannò, come le sorelle alla spada. Sofia confortò la piccola sino al momento del supplizio. Poi, con un colpo di spada, il boia le staccò il capo, e il corpo cadde in una pozza di sangue insieme a quelli delle sue amate sorelle. Gli storici non concordano sul martirio di Sofia; una cosa è certa, che essa fu martire e martire insigne. Se una madre ama i propri figli più di se stessa; se il martirio del cuore è assai più terribile di quello delle membra; se le generazioni cristiane salutano Maria Addolorata; a prescindere che Sofia cercò il martirio, confessò coraggiosamente la fede di Cristo e, come detto subì la fustigazione; se pur non lasciò la vita nei tormenti, ella fu la martire del cuore, anzi tre volte martire, quante furono le figlie immolate sotto i suoi sguardi.